BOVINO (FG) – Con l’inizio della Quaresima, mercoledì delle Ceneri, è ritornata nel cortile del castello la “QUARANTANA“: di questa usanza, perduta a memoria d’uomo, così racconta Carlo Gaetano Nicastro nel volume “BOVINO storie di popolo, vescovi, duchi e briganti”: <Il carnevale aveva una simpatica appendice che aveva luogo nel cortile del Castello Ducale e coincideva con il periodo della Quaresima: “La Quarantana”. Il mercoledì delle Ceneri nel cortile del Castello si appendeva ad una corda, tesa fra due muri, un bamboccio raffigurante una donna vecchia, malandata, magrissima, di brutto aspetto e con i capelli disciolti: “La Quarantana”. Detta così perché la Quarantana, tempo di astinenza impartito dalla Chiesa in attesa della Pasqua, comprende quaranta giorni. Vestita di nero, portava sul capo un fazzoletto di uguale tinta, annodato sotto il mento; un altro fazzoletto bianco a guisa di triangolo aveva al collo e le copriva le spalle ed il petto. Sotto il braccio sinistro stringeva l’estremità inferiore della conocchia terminata all’altra estremità da un groviglio di stoppa, la vecchia era intenta a filare: infatti con le mani torceva la stoppa, attaccata col bandolo alla cocca del fuso, penzolante dinanzi ad essa, quasi a mezzo del grembiule. Intorno alla cintola era annodata una funicella, uno dei capi, il più lungo, scendendo giù oltre i piedi sosteneva una grossa arancia, in cui erano inserite sei penne di gallina nera, a rappresentare le sei domeniche di Quaresima. Si strappava una penna ogni domenica, sino a quella delle Palme, l’ultima. La mattina del Sabato Santo, appena le campane del Duomo davano il segnale che Gesù era risorto in Gloria, si accendevano i fuochi pirotecnici racchiusi nel pupazzo; fuochi che culminavano nello spazio di una grossa bomba-carta, nascosta nella maschera; il simulacro della Quaresima andava cosi in frantumi e ricominciavano le Feste Pasquali.>

La Quarantana è un’antica tradizione che unisce elementi pagani e cristiani. Rappresenta sia la vedova del Carnevale, vestita a lutto, sia il periodo di preghiera e sacrificio che precede la Pasqua. Questa tradizione, ancora viva in Puglia, aiuta a mantenere vive le radici storiche e culturali.
fonte: Pro Loco Bovino Unpli